Ogni tanto mi càpitano epifanie. Piccole e grandi, appartenenti a generi e specie diverse ma ognuna dotata del suo legittimo fardello epistemologico (che cazzo stai dicendo).
Tempo fa fu la volta delle patatine: passeggiando per i viotti francontois, m'imbattei nel chiosco delle patatine e acquistai una barchetta, medium size, con dimolta maionese. A dir la verità non era proprio maionese, era una cosa simile, più bianchiccia ma più grassa. Disgustosa, buonissima. Ci tuffavo le patatine croccanti, dorate, della sezione giusta (un giorno dovro' parlare più ampiamente di questa storia delle dimensioni).
Ma non è delle patatine che volevo parlare. Volevo parlare della mia nuova epifania.
Circa un mese fa (mese più mese meno) era sabato e non avevo voglia di lavorare al computer, cosi' ho preso l'autobus e sono andata verso nord-est. E a nord-est ho scoperto un negozio cinese, che in realtà vende di tutto, dalle ciotole all'erba da fumare brasiliana (effervescente). Il mio sguardo è stato attirato da un mucchio di sacchetti colorati. Erano dieci, ognuno di un colore diverso, assemblati in un altro sacchetto trasparente legato da nastro adesivo giallo.
Non sapendo cosa diamine fosse, ho comprato tutto il pacco.
Erano instant noodles.
Dio santissimo.
Nessuno puo' immaginare. I pochi eletti che li hanno provati, sanno di cosa parlo. Hai fra le mani questo sacchetto rettangolare che a toccarlo fa frrrrrrrrrrr, e già per me basterebbe; ma invece no; è solo l'inizio. Perché aprendo il sacchetto una realtà insospettata si scopre alla tua immaginazione: c'è un, una specie di, una, un malloppo di cose ricce giallastre, appiccicate ma non troppo, durette ma allettanti, e soprattutto ricce, molto ricce. Alcuni frammenti si sono staccati lungo la catena di distribuzione e si scopre che sono quelli che fanno frrrrrrrrrrr, il resto pero' è compatto. A questo punto bastano tre passaggi: 1) mettere il malloppo in una ciotola; 2) aggiungere le bustine di condimento e l'acqua; 3) sbattere la ciotola nel microonde per 3 o 4 minuti (con l'esperienza scopri che è come la pasta, puoi dosare la cottura).
Poi sforni, afferri le bacchette cinesi e peschi nel laghetto marroncino i fili di noodles, che se sei stato previdente li hai spezzati prima del passaggio n. 3 senno' sono cazzi. Ora, questi noodles hanno un ingrediente segreto: L'UMAMI.
L'umami è il quinto gusto che il palato umano puo' assaporare, oltre al dolce, al salato, all'amaro e all'aspro. Secondo la cucina tibetana il quinto gusto non è l'umami, è l'allappante, cioè quello tipico del caco (ahaahahahah allappante, caco, allappante ahahahahh), perché in Tibet le alghe non ci sono, e infatti l'umami è il tipico gusto delle alghe.
Io dubito che nei sacchetti colorati ci sia proprio l'umami, secondo me c'è il glutammato di sodio, che poi è la stessa cosa. A me non interessa, tanto il glutammato di sodio non è letale, ho fatto delle ricerche su Wikipedia.
Il bello di quando va tutto male è che le cose si aprono, si spaccano.
A prima vista pare una seccatura, e invece è un privilegio. Siamo troppo abituati a cercare la facilità.
Però vuoi mettere l'esplodere dell'alba quando tagli un ramo secco?
MAI prendersi la pena di soffrire per i suicidi altrui.
Hai guadagnato spazio
Questa l'ho presa a prestito testè da Lzd. Non gliel'ho chiesto: non credo fosse necessario, visto lo slancio generoso col quale me l'ha mandata. E visto che è bellissima. Oltre che verissima.
Ciao Lazy.
Non scrivo perché sono incasinata. Chiedo perdono a tutti, e siete cari a tornare qui a cercarmi. Tornero' qui presto, con qualche risposta in più per la mia vita personale (della quale a voi fregherà poco, ma a me si' onestamente)
Ho un amico, per carità non l'amico del cuore, non l'amico al quale potresti dire tutto, ma un amico, un caro amico, uno che ho sempre aiutato in tutti i casini che ha avuto. Uno con cui ho parlato per ore quando era in difficoltà, per il quale sono corsa con in mano ancora le buste della spesa a sentire quali problemi avesse e dargli un consiglio. Uno che mi ha chiesto sostegno spirituale e anche pratico in mille occasioni e a cui ho sempre dato tutta la mia disponibilità, anche quando mi stancava a morte, anche quando mi annoiava, anche quando faceva cattivo uso degli strumenti che mettevo a sua disposizione.
A questo amico, ieri ho chiesto aiuto io.
Indovinate qual'è stata la sua risposta?
E me l'ha data per iscritto, pure.
Diciamo che da oggi ho un amico in meno.
(Perché sul blog non appaiono più gli effetti collaterali?)
Mia madre sostiene che l'italiano è messo meglio di tutti gli altri europei a livello di lavoro: che l'italiano è proprietario di casa nell'87% dei casi, che stiamo reggendo bene alla crisi perché le banche italiane sono solide, che i dottorandi e i ricercatori hanno smesso di scioperare perché hanno letto bene la riforma e si sono accorti che era una gran bella riforma. Sic.
Io l'ascoltavo e pensavo ai tempi del fascismo, quando i giornali diffondevano solo le notizie positive.
Sono preoccupata.
Ho cercato anche di farla ragionare: Si' mamma, ma al di là di quello che senti al telegiornale, tu onestamente ti senti di dire che in Italia va tutto bene?? Cioè ci vai in giro per la strada? Risposta: Se lo dicono gli esperti vuol dire che è vero. Quelli sono bravi. E poi la crisi si risolverà entro un anno, l'hanno detto loro.
Ho ascoltato il resto della telefonata con le mani sugli occhi.
Vorrei che mi sciogliessero
filo per filo i capelli
e mi giurassero che in ognuno
ho una vita assoluta e solidale –
- Non c’è che la memoria
che renda sterile il sogno.
Parigi, 11/02/01
1 novembre 99
Laure,
Non ritenevo il mio annuncio misterioso quanto la sua risposta, anche se riconosco una certa enigmaticità davanti a tanta sottigliezza in così poco spazio!
Certo le domande sono numerose, ma come lei apprezzo l’intrigo. Anche se dietro le sue righe lei lascia più spazio all’intrigo che alle risposte, io posso, come lei mi lascia intendere, leggere fra le righe, la qual cosa mi farebbe pensare che lo scambio non può che essere piacevolmente positivo… Bisogna ancora sapersi perdere fra le righe. E comunque, è ciò che mi spinge a dare una risposta alla sua lettera.
Immagino il suo ventre… Deve essere bello. Può essere una prigione, ma in altri casi può anche essere una ghigliottina, mozzato dei sensi più elementari.
D’altro canto, si potrebbe provare a raggiungersi nella dimensione che tratteggia lei…Il Mistero rimane intero. Io non sono di quelli che la luce abbaglia! In compenso, è importante potersi situare nelle relazioni umane. Amo la vita e gli esseri viventi, anche se non si somigliano per niente. Penso che a volte si incrociano e si amano un istante.
Fui turbato dalla sua lettera.
Tom
***
11 novembre 99
Tom,
La sua lettera mi ha colpito molto. Chiaramente, nell’aprirla avevo qualche apprensione, che si è subito dissipata man mano che la lettura procedeva. E in nessun momento la lettura mi ha delusa, anzi. Questo mi conforta nell’idea che era proprio a lei che dovevo scrivere e che questo luogo di scrittura può portare ad entrambi qualcosa di cui non conosco bene la natura, qualcosa di simile però ad una certa “ricchezza”…
D’altra parte, spero mi perdoni di non aver risposto più velocemente, ero in Italia e non ho trovato la sua lettera che al mio ritorno. Ad ogni modo, vorrei che sapesse che farò il possibile per risponderle rapidamente, e che se un giorno una risposta tardasse sarà solo un contrattempo, mai una volontà.
Queste non sono che alcune precisazioni; mi permetta adesso di parlarle delle mie reazioni alla sua lettera…
Per quanto riguarda la forma, sono stata colpita dal suo stile che lascia trasparire una certa maturità, e altrettanto dalla sua bella grafia rotonda, talora inclinata a sinistra, talora a destra, con una certa freschezza… Il che fa sì che non saprei indovinare la sua età da questa lettera. Il suo annuncio mi sembrava scritto da qualcuno sulla cinquantina. Al momento inclino piuttosto per i dintorni della trentina, ma forse sono influenzata dal mio caso personale… E’ sempre così, amo questa vaghezza e preferisco interessarmi a ciò che si trova nel fondo piuttosto che a delle pure cifre.
Ché per quanto riguarda il fondo, lei mi ha piacevolmente sorpresa… Le “confesso” che sono una persona un po’ estrosa e che la mia lettera non era del tutto innocente, che vi erano in essa alcuni appigli che, grazie al modo in cui lei ha risposto, mi permettono di sapere da subito che avremo delle affinità nella scrittura. Ed è proprio questo che mi fa venire voglia di metterla a parte delle mie numerose impressioni.
Ci sono almeno tre o quattro cose su cui desidero tornare…
La ghigliottina innanzitutto… Che simbolo! Un ventre assimilato a questo strumento di condanna, di tortura e di morte, un ventre cui si tolgono “i sensi più elementari” come un corpo cui si recide la testa… Non so se ho capito bene il senso di questa allusione. Per me il ventre è di sicuro il simbolo dell’intimità, ma non solo da un punto di vista sessuale, è lì che si generano anche i rancori, le piccole pene e le grandi felicità, è in esso che, anche all’aria aperta, noi siamo prigionieri dei nostri sentimenti più segreti… Ma il ventre è anche un simbolo di vita, di parto ed è per questo che m’interrogo sul fatto che lei lo associ a questo simbolo di morte.
Comunque sia, confesso di essere stata colpita tanto dalla forza di questa immagine che dalla profondità della sua risposta. Denota una certa cerebralità da parte sua, ma allo stesso tempo, associata alle altre immagini rilevanti della sua lettera, sembra sottintendere come una tristezza…
Lei dice di non essere abbagliato dalla luce. Suona come un bello scherzo sulla sua situazione, sempre insinuando che nei miei riguardi lei abbondi di mistero, ma anche quella frase sembrava intrisa di tristezza… Senza dimenticare la sua allusione alla vita e agli esseri viventi (come se lei non ne facesse parte)… Non so in che stato d’animo lei si trovi al momento, e per me parlarne è una faccenda molto delicata, perché se devo prestar fede al suo annuncio si augurava una corrispondenza “leggera”. In tutti i modi, so che attraverso le sue righe ho potuto leggere che c’è una luce in lei, ed avrei un grande piacere a scambiare, qua e là sulla carta, un po’ di lei per un po’ di me.
Per finire, volevo ringraziarla di non essere uno che “mangia l’uovo con tutto il guscio”, ma di saperlo sgusciare pian piano con la dovuta calma… Avremo probabilmente tutto l’agio di venire al nocciolo delle cose più personali o più intime; è per questo che non ho dissertato sulla “bellezza del mio ventre”, non perché sia stato sciupato da numerose gravidanze, o affogato fra cuscinetti di grasso a causa di abbondanti pasti da orchessa (è vero che sono golosa, ma insomma!)… No, il mio ventre è proprio a posto, ma forse c’è ancora molto da dire prima di parlare di lui… (Battuta).
Mi auguro di avere presto il piacere di una sua lettera.
Laure
P.-S.: Potrebbe, d’ora in poi, scrivermi a questo indirizzo (Laure Olivares c/o Sig.ra M. Delmas)? Sarà più comodo per me. Grazie.